8 febbraio 2014

With The Beatles

Pubblicato da pink noise a 00:51
With The Beatles - 1963
Un evento televisivo che ha segnato la mia vita è  l' Anthology, trasmesso dalla Rai nel 1996, avevo 12 anni e ricordo ancora la trepidante attesa ad ogni serata, gli occhiali appannati dall' emozione e la paura di non aver registrato tutto; nonostante avessi passato le ore precedenti a fare continui test. Mi innamorai di una traccia, non esisteva Shazam ed ero troppo stonata per cercare di cantarla a qualcuno per sapere il titolo. La riascoltavo dalla VHS pensando che prima o poi l' avrei trovata. Ero sempre più ostinata a prendere un altro album, così quando uscii con mio padre a prendere dei quaderni approfittai subito. Sfoderai tutte le armi da ruffianella e mi feci accompagnare al negozio di dischi. Lì trovammo With The Beatles. Mentre tornavamo a casa io impaziente toglievo il cellophane, sfogliavo il libretto e mio padre - stonatissimo - cantava canzoni dei Beatles random. Fiero di me. Nostalgico della sua fanciullezza. Giunti a casa, salii in camera mia, felice di avere un complice in questa mia passione. Misi il CD nello stereo e BUM! La prima traccia era proprio lei, quella che avevo tanto desiderato: avevo It Won' t Be Long!


Mi portavo dietro quel CD ovunque andassi, anche se non possedevo un dispositivo portatile per riprodurlo fuori casa. Quando ero a scuola lo tenevo sempre lì nella tasca avanti dell' Invicta. Mi bastava guardarlo per sentirmi sicura e felice. Ci tengo a questo punto del blog sottolineare che racconto come e quando un determinato album è entrato della mia vita perchè ne ha sicuramente influenzato la percezione. Non esistono verità assolute quando si recensisce un disco, io qui offro solo un personale punto di vista. Detto questo continuo raccontandovi che oggi mi è arrivato il vinile mono e l' ascolto è stato un misto di esaltazione e malinconia. 

With The Beatles - Mono

Non ho ancora ascoltato il vinile su un impianto adeguato per poter fare un'analisi tecnica, ma già da come suona dalla mia fonovaligia ho conferma che i Beatles in mono hanno tutto un altro sapore. Dopo aver poggiato la puntina sul disco ho iniziato a saltare come se non fosse passato un giorno da quel tardo pomeriggio di 18 anni fa. È un grintoso disco R'n'B con momenti di profondo romanticismo come Please Please Me. La playlist è strutturata con molta cura (l' unica volta che una playlist non ha funzionato è in Let it Be)

With The Beatles - 1963 - prima stampa UK PMC 1206 matr. XEX 447-1N / XEX 448 - 1N

Lato A
L'inizio con gli iconici Yeah Yeah Yeah è di grande impatto, anche se si sente in sottofondo la caratteristica vena tormentata di Lennon, spalmata sulle prime due tracce del lato A. L' ottimismo del levare, il groove twist-beat del ritornello - insolitamente ad apertura - e il calore del bridge di It Won' t Be Long hanno da sempre una forte presa su di me, tanto da non riuscire nemmeno a notare la confusione della registrazione e del mixaggio. Il secondo pezzo, più profondamente Lennoniano, All I've Got to Do è pura bellezza che annuncia, con una tenera immaturità, la strada che percorrerà l' autore. Segue al trotto All My Loving di McCarteney, traccia di maggior successo dell' intero album; emblema dell' innocenza del rock della prima metà degli anni '60. Emerge finalmente Harrison con la sua Don't Bother Me, trattata male da tutti... perfino dal suo autore! Ha il ritornello in minore che chiude il pezzo in un' atmosfera cupa (perfetta per l' adolescente insicura che non smetterò mai di essere), oltre un comparto percussivo interessante. Briosa nella sua semplicità Little Child è un ottimo ponte per il primo kit di cover. Adorabili in coda al lato A: Till There Was You e Please Mister Postman, quest' ultima è caratterizzata da un' interpretazione strepitosa.

With The Beatles - 1963 - prima stampa UK PMC 1206 matr. XEX 447-1N / XEX 448 - 1N

Lato B
La cover che ha il ruolo più importante è Roll over Beethoven, prima traccia del lato B. Pur essedo rallentata rispetto all' originale di Chuck Berry (1956) mantiene la sua energia boogie-woogie, è un brano molto amato dal pubblico americato anche se giunse in ritardo negli States perchè escluso da Meet The Beatles!. La seconda traccia Hold Me Tight è forse l' anello debole del disco, senza però guastarlo. OK, You Really Got a Hold on Me non ha i bassi dell' originale, pubblicata dalla Motown, ma per me è l'arrangiamento, ad opera dei Beatles su un brano americano, più efficace dell'intero With The Beatles. L' idea di rinuciare ai fiati alleggerisce molto il brano. Il piano suonato da Martin accompagna con gusto e discrezione l' ottima interpretazione da parte di tutta la band. Appassionata e coinvolgente la voce solista di Lennon rende questo pezzo struggente, impossibile non emozionarsi ascoltandolo. Il momento di Ringo arriva con una grezza e ruvida I Wanna Be Your Man (una canzone semplice dalla storia compllicata) con un accompagnamento di organo degno di nota. Segue Devil in Her Heart, una cover carina e ben eseguita che mi prepara alla vera perla di questo disco: Not a Second Time, terza e ultima composizione di Lennon per questo disco.


Oggi ascoltare questo pezzo in mono mi ha commosso. Il culmine emozionale, il misto di esaltazione e malinconia di cui parlavo prima, l' ho raggiunto con il piano suonato da Martin (da 0:45 nel player sopra). Sono in questi momenti che mi rendo conto di quanto sia stato prodigioso l' incontro tra la spavalderia dei quattro di Liverpool e la raffinatezza di Sir George Martin. Mi ricompongo e ricomincio a ballare con Money: è proprio quello che mi serviva prima di ritornare a lavoro.

4 commenti:

B. on 9 febbraio 2014 10:28 ha detto...

È pazzesco come i beatlesiani, pur concordando sulla genialità di ogni disco, ne hanno percezione spesso diversissima! Ti ringrazio per avermi fatto finalmente ascoltare DAVVERO Note a second time, da me ingiustamente trascurata. Bella la melodia orientaleggiante della strofa, pazzesco il piano, adoro le timbriche dei piani registrati "male" anni 50/60! Avrei altrissimo da scrivere ma il Cell sta morendo:D

valeria vito on 9 febbraio 2014 12:31 ha detto...

guarda proprio per queste enormi differenze ci ho tenuto sin dall intestazione del blog a puntualizzare che parlo dei Beatles dal mio personalissimo punto di vista :)) not a Second time è un pezzo trascurato da molti e anche il pungente McDonald nell opera completa a mio parere la sottovulata. il piano nella versione mono è caldissimo e avvolgente è stato meraviglioso per me ascoltarlo così! aspetto il resto quando ti riallacci alla corrente :)))

B. on 9 febbraio 2014 23:28 ha detto...

... il fatto è che l'ho ascoltato estesamente in treno il giorno prima che tu lo postassi, e proprio la versione mono - se devo dirla tutta, per me il mix stereo è, dopo aver sentito quello mono, quasi abominevole:
It won't be long è proprio quel fatto "ok, siamo quelli che fanno yeah yeah" ma allo stesso tempo ha una costruzione e armonica superlusso, e sì, "you're coming home, you're coming home" che boom, adrenalina totale.
Don't bother me per me è proprio carina, ha un che di surf negli accordi, ma george è quel che è modestone e capisco che si schernisca. Daltro canto suo figlio, da bambino, lo prendeva in giro dicendogli che era una schiappa in confronto a Chuck Berry, al che fa subito simpatia l'ascolto di Roll Over Beethoven!
Till there was you ricordo che da ragazzino la suonavo alla chitarra per fare "il mona" anni Cinquanta, ma alla fine mi son reso conto che mi piaceva un botto. Little Child è quel proto-punk di cui si vanta ogni tanto Lennon: non è facile fare una canzone così corta e allo stesso tempo così sfiziosa.. All I've got to do è la ragione per cui in tenera età mi definivo smaccatamente lennoniano: sugar & spice, mamma mia, quando attacca "and the same goes for me" mi strappo le vesti. Su hold me tight dissento, ma perché poi invecchiando son diventato mezzo mccartneyano. Melodia per me godibilissima, un po' stolida, da adolescente brufoloso innamorato. D'accordo, l'arrangiamento l'ha fatto in cinque minuti, e Paul canta così così.
Postman è una roba fuori di testa, non mi tengo, adoro l'originale e questa cover è imbattibile nei secoli dei secoli, Lennon in stato di grazia. Vorrei dire lo stesso per You Really Got a Hold on Me, se non fosse che a un certo punto sono arrivati gli Zombies e la loro versione ha cancellato tutto il resto. Be', quasi, questa resta la numero due al mondo nella non affollatissima categoria "cover di You Really Got a Hold on Me". Ringo che vuole essere il mio uomo è uno spasso incredibile, al concerto di Ringo di Milano di Luglio 2011 ero incontenibile (sì, sono andato al concerto di Ringo. GUILTY PLEASURE) . Devil in her heart per me è non pervenuta, non mi è mai entrata, un po' la sensazione che avrei sentendo gli Steely Dan che coverizzano Sandy Marton. E poi Money: Lennon come li chiude lui i dischi con voce rude... Certo, senza quei due altri scalmanati a fargli il coretto non sarebbe la stessa cosa, ma insomma, che potenza, e sempre con questa sensazione che si stiano divertendo come dei matti. Sono andato lungo, eh!

valeria vito on 10 febbraio 2014 10:19 ha detto...

Ma straLOL per "RINGO che vuole essere il mio uomo" !!!!
Babich non posso più fare a meno del tuo contributo! il giorno che smetterai di commentarmi chiudo il blog xD

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